Dove mettere un DAE: guida pratica a visibilità, accesso e segnaletica
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Installare un defibrillatore (DAE) e non curare dove e come viene posizionato è uno degli errori più comuni. Un DAE non visibile o non accessibile equivale, nei fatti, a un DAE inutilizzabile.
La posizione è una decisione operativa, non estetica.
Questa guida chiarisce i criteri pratici da seguire e gli errori da evitare.
1. Il presupposto sbagliato: “basta che ci sia”
Molte organizzazioni scelgono il punto più comodo o meno invasivo: un corridoio secondario, un ufficio, un magazzino. È un errore.
In emergenza:
- nessuno “cerca” il DAE, lo deve vedere subito;
- ogni deviazione aumenta i tempi;
- ogni porta chiusa è un ostacolo.
La domanda corretta non è “dove sta meglio”, ma da dove lo raggiungo più velocemente.
2. Il criterio chiave: il tempo di accesso
La regola operativa più importante è semplice:
Il DAE deve essere raggiungibile e portato sulla vittima in 2–3 minuti al massimo.
Questo significa:
- posizionarlo vicino alle aree più frequentate;
- evitare piani diversi se non strettamente necessario;
- considerare flussi reali di persone, non la piantina teorica.
Se servono più DAE, è un segnale di buona progettazione, non di spreco.
3. Visibilità: il DAE deve “saltare agli occhi”
Un DAE nascosto non funziona.
Buone pratiche
- pareti ben illuminate;
- altezza visibile (né troppo in alto né troppo in basso);
- teca o supporto dedicato, non superfici improvvisate.
Cosa evitare
- armadi chiusi;
- ambienti tecnici o uffici privati;
- mimetizzazione con l’arredo.
In emergenza, il cervello cerca segnali chiari, non dettagli.
4. Accesso: sempre, davvero sempre
Un DAE chiuso a chiave è una contraddizione.
- deve essere accessibile 24/7, se l’ambiente lo è;
- nessuna chiave, nessun badge, nessuna autorizzazione;
- se in teca, apertura immediata e intuitiva.
La protezione dal vandalismo non può prevalere sulla protezione delle persone.
5. Segnaletica: non decorazione, ma orientamento
La segnaletica del DAE non è un optional grafico.
Caratteristiche essenziali
- simboli standardizzati e riconoscibili;
- colore ad alta visibilità;
- posizionamento progressivo lungo i percorsi.
L’obiettivo non è “indicare dove sta”, ma guidare chi corre verso di lui.
6. DAE interno o esterno?
La scelta dipende dall’uso dello spazio.
-
Interno: uffici, aziende, scuole
Deve essere vicino agli accessi principali e alle aree comuni. -
Esterno: luoghi pubblici, condomini, spazi aperti
Necessita di teche dedicate, protezione climatica e accesso continuo.
Spesso la soluzione migliore è integrare interno ed esterno, non sceglierne uno solo.
7. Coinvolgere le persone: il DAE va “conosciuto”
Un DAE perfettamente posizionato ma sconosciuto è comunque inefficiente.
- comunicare la presenza e la posizione;
- includerlo nei briefing di sicurezza;
- segnalarlo sulle planimetrie;
- associare formazione BLSD.
La visibilità fisica deve essere accompagnata da visibilità mentale.
8. Un altro punto di vista: testare il percorso
Un metodo semplice e poco usato:
- scegli una persona che non conosce l’edificio;
- chiedile di raggiungere il DAE partendo da un punto casuale;
- cronometra il tempo e osserva gli errori.
Se sbaglia o perde tempo, il problema non è la persona, ma il sistema.
Conclusione: la posizione salva minuti, non l’arredo
Un DAE non salva vite perché esiste, ma perché viene trovato e usato in fretta.
Visibilità, accesso e segnaletica non sono dettagli logistici: sono parte integrante del dispositivo.
Chi cura questi aspetti non sta facendo “più sicurezza”, sta facendo sicurezza migliore.